2016: Comunicare la Sostenibilità

Anche nel 2016, all’interno della 44° edizione della Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo, è stata as-segnata la Targa de La Buona Comunicazione.
Il riconoscimento va a chi ha saputo, nel corso dell’anno, fare una “buo-na comunicazione” sia in termini di strumenti utilizzati sia, soprattutto, in termini di contenuti. Quest’anno la targa è andata al Di-rettore della Rivista “CSR Oggi”, Bruno Calchera.
Perché questo riconoscimento?CSROggi si pone l’obiettivo di diffondere una corretta cultura della Sostenibilità Sociale.
Un’attività molto importante che è ancora poco conosciuta in Italia. Approfittiamo dell’occasione per far-ci raccontare dal premiato qualche cosa sulla CSR (Corporate Social Re-sponsibility).

Cosa vuol dire fare CSR?

Prima di avventurarci nel tema complesso della CSR e della Sharing Economy forse occorre dare qualche definizione. Soprattutto perché di queste cose se ne parla in qualche occasione, ma spesso impropriamente. Con CSR intendiamo “ il modo con cui un’impresa gestisce e migliora il suo impatto ambientale e sociale per generare valore sia verso i suoi azionisti che verso i suoi stakeholder, innovando la sua strategia, la sua organizzazione e i suoi comportamenti”. La  Sharing  Economy  “si propone come un nuovo modello economico, capace di rispondere alle sfide della crisi e di promuovere forme di con-sumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà. Si traduce con “economia della condi-visione”, un’espressione che richiama esperienze di lunga tradizione, soprattutto in Italia, dal mutualismo alle cooperative fino alle imprese so-ciali”.

In sintesi possiamo dire che si tratta di metodologia economi-ca tesa allo sviluppo dell’impre-sa, ma soprattutto dell’impresa inserita nella società?

Una azienda tesa, ad affermarsi nel mercato usando leve nuove, utili, per il proprio posizionamento, deve tener conto di maggiori e complesse indicazioni di marketing, deve ela-borare più fattori presenti nel socia-le per migliorare i suoi risultati. Gli item del marketing classico infatti non sono più sufficienti.
I target aziendali e gli stakeholder di una impresa sono ben maggiori di quelli che sono evidenziati nelle analisi segmentate dei potenziali clienti. I clienti (e la crisi è stata maestra!), sono sempre meno ‘afferrati’ dalle politiche di vendita che sollecitano emozione, immagine e istintiva pro-pensione all’acquisto; essi hanno vi-sto nuovi versanti di interesse, sono passati a leggere e desiderare nuovi contenuti socialmente interessanti. Desiderano “condividere l’azienda” come gli azionisti e i produttori, se ne sentono parte e vogliono farlo al meglio.

Non basta più il prezzo per attirare clienti?

Le politiche di prezzo non spostano in modo decisivo l’interesse all’acquisto, i clienti manifestano uno sguardo aperto, sono sensibili ad aziende socialmente impegnate (lo Spot Rana o Conad sono particolar-mente esemplari!) e così tendono a condividere e premiare azioni tese al miglioramento della vita nel territorio o nell’aiuto alla società più fragile. E desiderano condividere questi passaggi.
La crisi del welfare classico ha spinto le imprese più lungimiranti a cercare punti di condivisione con i clienti, attivando sinergie di marketing in-novativo.
Sono cresciute le triangolazioni tra Terzo Settore, Pubblica Amministrazione e Impresa e ne ha beneficiato tutto il mercato.

Bisogna quindi attivare una maggiore partecipazione.

Certo. Occorre più tempo per volere e creare condivisione, ma questa fatica alla fine rende più certo e agevole ogni procedura e il risultato più rapido.

Può aiutare in questo il bilancio sociale?

Ormai tutte le maggiori aziende predispongono la pubblicazione di un Bilancio Socia-le, una rendicontazione della propria sostenibilità e dei passi prodotti, ma tali notizie, per lo più, restano incol-late ai siti della Corporate aziendale. Ma è come aver posto un manifesto nella propria bacheca o aver realizza-to un nuovo house-organ
La comunicazione è totalmente verticale. Unidirezionale. Con interlocutori predefiniti. Nessun contenuto, declinato in modo divulgativo, giunge alla “pancia” di tutti, perché si suppone che a questi ultimi le parole del Bilancio non interessino. La Sharing Economy invita alla condi-visione almeno valoriale.

E qui entra in gioco CSR Oggi.

Proprio così. Fare qualche cosa di utile e interessante e lasciarlo confinato nella conoscenza di alcuni po-chi è un errore madornale. CSR Oggi spinge all’ampliamento della conoscenza.
L’attenzione alla Sostenibilità è, oltre una cosa “buona e giusta” una novità nella strategia di marketing.
E la vera novità concreta è scritta nel Bilancio Sociale, nel Bilancio di Sostenibilità. E quelle parole dettagliate nei bilanci vanno rese pubbliche, come un manifesto della Nuova Azienda, che vuole dialogare con tutti.
Questa è la nuova comunicazione. Realizzare una finestra rivolta dentro e fuori l’azienda, certi che il cliente saprà capire, conoscere, stimare, e alla fine premiare gli sforzi più impegnati nel valorizzare il contesto sociale e chi lo vive.
Così la Sharing Economy e la C.S.R. diverranno quella gamba in più del tavolo aziendale capace di leggere la Nuova Realtà con più acutezza per dare più frutti. Dentro e fuori l’impresa.

2015: Re dei Cartoonits - Carlo Chendi

La Targa “La Buona Comunicazione” viene assegnata a chi ha saputo eccellere nel fare una “buona comunicazione” non solo per quanto attiene ai contenuti ma anche alla forma. Il fumetto, molto spesso considerato (ingiustamente) una forma minore di lettera-tura, ci ha visto tutti “fans” sicuramente da piccoli ma molto spesso anche da grandi.
E, al di là della bravura di chi realizzava le immagini e la grafica, spesso erano proprio i contenuti della sceneggiatura che ci lasciavano un buon “sapore” in bocca.

Settima edizione

Quest’anno, alla sua sesttima edi-zione, il premio è stato consegnato nell’ambiente più adat-to che si potesse imma-ginare (visto a chi veni-va attribuito): nel corso della 44esima Edizione della Mostra interna-zionale del fumetto di Rapallo.
La Targa è stata conse-gnata a Carlo Chendi. Angelo Carlo Chendi è un fumettista italiano, tra i più famosi e proli-fici sceneggiatori della Disney Italia.
A partire dal 1952, Carlo Chendi ha scritto centinaia di storie con i personaggi della Disney, e ne ha cre-ati molti altri, distinguendosi non soltanto nella “house of mouse”.

 

Una colonna del fumetto

Trasferitosi in giovane età dal ferrarese a Rapallo, in Liguria, ha qui iniziato la sua attività di cartoonist, divenendo una delle colonne della cosiddetta scuola di Rapallo, insieme al Maestro Luciano Bottaro e al suo amico Giorgio Rebuffi, con i quali ha fondato nel 1968 il gruppo Bierrecì (acronimo di Bottaro, Rebuffi, Chen-di) senza, però, smettere di collaborare con la Mondadori nella realizzazione di storie Disney.
Nel corso della sua carriera — svoltasi tra l’area del Tigullio e Milano — ha partecipato, fra le altre cose, alla realizzazione della rivista Re di Pic-che, la prima dello Studio Bierrecì, e alla realizzazione della tradizione italiana delle Grandi Parodie Disney: in questa serie una delle sue opere più illustri ed apprezzate, realizzata in collaborazione con Luciano Bottaro, è Il Dottor Paperus.
Sempre con Bottaro ha dato inizio alla grande saga di Rebo, il tiranno di Saturno.
Premi e riconoscimenti

Da anni cura la collana di libri Le Mani Comics. Nel 1996 riceve il Premio Yellow Kid come miglior autore, nel 1994 il premio Copertina d’Argento dalla Walt Disney Company e nel 2001 il premio UGiancu come miglior sceneggiatore.
Della sua vastissima produzione disneyana sono soprattutto importanti da ricordare le invenzioni dell’extra-terrestre Ok Quack e del detective Umperio Bogarto (entrambi disegna-ti da Giorgio Cavazzano), l’identità segreta di Paperino “agente QQ7” (la storia Missione Bob Fingher ebbe il plauso della Disney Americana), e i duetti fra Pippo e la strega Nocciola. Grande amico di penna di Carl Bar-ks, lo ha portato in Italia durante il tour europeo del 1994, e a lui ha de-dicato la XXXIII edizione della Mo-stra Internazionale dei Cartoonists, che cura, insieme ad uno staff di altri sceneggiatori, disegnatori, esperti e appassionati, dal 1972.
Nel 2010 ha vinto il Premio Papersera alla carriera.

 

Standing ovation

Alla consegna della Targa “La Buona Comunicazione” il pubblico presen-te in sala ha tributato a Carlo Chen-di una standing ovation che è durata parecchi minuti.
Ennesimo segno, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che quella di Carlo è stata certamente per tutti questi anni una “buona comunicazione”

2014: Fondazione Francesca Rava

Dalla scomparsa di Francesca, il racconto di un appassionante cammino fatto con amore, professionalità ed entusiasmo che ha portato aiuto a migliaia di bambini. La storia per me comincia insieme a mia sorella Francesca, bambine e poi ragazze inseparabili.
Giovane, forte e generosa, con una particolare attenzione e amore per i bambini, il 7 febbraio di 15 anni fa mi chiamò al telefonino, io le parlai e la salutai, purtroppo per l’ultima volta. Una brutta e insicura autostrada quel giorno l’ha portata via.
La perdita di mia sorella ha stravolto tutti i miei obiettivi di una vita destinata a svolgersi nel più classico dei percorsi, di lavoro come avvocato e di vita. E il destino ha poi scritto il resto, facendomi incontrare in, occasione di una delle consulenze che davo come unico modo che conoscevo di fare volontariato, l’organizzazione umanitaria ::\”.P.H. Nuestros Pequenos Hermanos (I nostri piccoli fratelli), nata nel 1954 per salvare i bambini di strada nelle proprie case ed ospedali nei paesi più poveri dell’America Latina: volevano aprire un ufficio di raccolta fondi in Italia, ne aYeva già in tutti gli altri paesi europei, ma non qui.

L’incontro con N.P.H.

L’incontro con N.P.H. e la nascita della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus.
Lessi i suoi libri, poi direttamente conobbi Padre Wasson, americano, avvocato e professore di criminologia che dopo un viaggio in Messico aveva lasciato tutto per dedicare la sua vita ai bambini e fondato N.P.H., una delle più importanti organizzazioni umanitarie per l’infanzia, presente oggi anche in Honduras, Guatemala, Nicaragua, El Salvador, Haiti, Repubblica Dominicana, Bolivia e Perù.
La storia di N.P.H. nasce con lui, 60 anni fa: migliaia di bambini grazie a lui si sono salvati da condizioni di estremo abbandono, miseria e malattia, hanno trovato una grande famiglia e l’amore necessario per crescere, sostenuti grazie all’adozione a distanza da meravigliosi padrini in tutto il mondo, moltissimi in Italia. Andai in Messico a visitare la più grande Casa orfanotrofio .. P.H. per verificare di persona la serietà dell’organizzazione.
Tutti i bambini abbracciai, tutti gli occhi e i sorrisi incontrati mi restituirono una gioia che avevo perduto e mi diedero l’entusiasmo e la voglia di iniziare insieme a N.P.H. un cammino impegnativo, ma meraviglioso.
Così nel 2000 è nata la Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia ONLUS, che aiuta l’infanzia in condizioni di disagio in Italia e nel mondo. Ho lasciato l’avvocatura e da allora mi dedico a tempo pieno a questo progetto incoraggiata e aiutata da tanti amici, donatori, padrini a distanza.

I fatti che parlano

In pochi anni siamo riusciti a realizzare risultati importanti e significativi per quei meravigliosi piccoli, oltre al sostegno ai bambini accolti nelle Case NPH, abbiamo costruito e sosteniamo Ospedali, centri di riabilitazione, Scuole, Case orfanotrofio in paesi poverissimi, cuore.
li nostro ospedale pediatrico Saint Damien a Port au Pince, realizzato su progetto tecnico italiano, arredato e equipaggiato dall’Italia, salva 80.000 bambini l’anno e nella tragedia del terremoto che distrusse l’isola 5 anni fa, è stato il centro dei soccorsi internazionali, base della Protezione civile Italiana e della Portaerei Cavour.
Ogni anno decine di medici e ostetriche volontari volano dall’Italia per affiancare e formare lo staff locale, tutto haitiano.
Sempre in Haiti per portare formazione professionale ai giovani e lottare contro la malnutrizione abbiamo avviato unità produttive di pane, pasta, burro d’arachidi, mattoni, uniformi per le scuole e camici per l’ospedale, un’officina meccanica e una stamperia; abbiamo costruito centinaia di case per togliere intere famiglie dalle baracche, e nei nostri progetti sono impiegati 1600 ragazzi, in un paese in cui il 70% della popolazione non ha lavoro.

Attivi anche in Italia

Siamo attivi anche in Italia con tanti progetti che vanno dalla lotta all’abbandono neonatale e all’infanticidio (progetto ninna ho), al primo soccorso sanitario ai bambini e donne incinte migranti sulle Navi della Marina Militare nella missione Mare Nostrum, siamo intervenuti nelle emergenze terremoto all’Aquila e in Emilia ricostruendo rispettivamente un asilo e un centro per bambini disabili, portiamo sollievo alla crescente povertà sanitaria che colpisce il nostro paese con “In farmacia per i bambini”.
Un lavoro enorme, reso possibile da i nostri donatori, da tantissimi volontari qualificati che donano il loro tempo e la loro professionalità, da aziende che donano i loro prodotti, il loro know how o il tempo dei loro collaboratori in azioni di volontariato d’impresa.
Tutti loro sono i nostri testimonial, che ogni giorno raccontano il nostro sforzo incessante, mattone su mattone, che permette di salvare “un bambino per volta”, con attenzione individuale, dedizione e grande motivazione.
Un “goodwill” che è sicuramente il nostro più mportante mezzo di comunicazione.
Le persone al centro
Ovviamente nel tempo per raccontare i fatti, testimoniare il nostro lavoro, coinvolgere il donatore e rendicontare con trasparenza l’impiego delle donazioni, continuare a raccogliere fondi abbiamo sperimentato l’uso di diversi strumenti di comunicazione, da Internet ai media più tradizionali, dalle alle newsletter informative ai donatori, all’organizzazione di eventi che ci permettono un contatto diretto e personale con le persone. Ma anche qui cerchiamo sempre di mantenere un’impronta personale, dove gli individui sono al centro, dove i bambini, beneficiari del nostro aiuto, sono protagonisti, mai ritratti nella tragicità del loro bisogno, ma nel rispetto della loro dignità, mostrati nel momento del riscatto.
Campagne di sensibilizzazione
Nella campagna di sensibilizzazione che stiamo diffondendo per “In farmacia per i bambini”, raccolta di farmaci e prodotti pediatrici che si svolgerà con i nostri volontari nelle farmacie di tutta Italia il prossimo 20 novembre, Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia, sono ritratte Martina Colombari, madrina della Fondazione e tante volte volontaria in prima linea, e Emanuela, coordinatrice dei nostri progetti medici, mamma di 3 bambini, farmacista, che spesso si reca in Haiti e nei paesi in cui lavoriamo. Nell’ottica di rappresentare cosa faremo in questa giornata, e nel prinC1p10 di trasparenza che ci contraddistingue, abbiamo pensato fossero loro e le testimonial migliori per incarnare l’incredibile lavoro di squadra con cui lavoriamo.
Nella campagna sui lasciti, la cui creatività ci è stata donata da Bistrot, tutto è nato in poche ore dopo esserci trovati attorno a un tavolo con il team creativo che si è poi ritrovato a lavorare di notte e nei weekend per aiutarci.
Anche il mondo del fumetto
Anche il mondo del fumetto grazie a Carlo Chendi ci è da anni vicino e le abili matite di tanti artisti hanno nel tempo donato immagini di impatto che hanno aiutato i nostri bambini.
Della vela, ha coinvolto il mondo dei Yelisti nell’iniziativa di raccolta fondi e di sensibilizzazione Sailors far Haiti e disegnato un bellissimo logo che sempre più barche ci chiedono di portare per ricordare i nostri bambini. Il nostro lavoro e la nostra comunicazione insomma sono fatti di persone che donano ciò che sanno fare, di cuori, di menti, di mani e di braccia. Speriamo di rendere onore al Premio, “La Buona Comunicazione”, che ci viene assegnato generosamente in occasione della Mostra internazionale del fumetto, e speriamo che ancora molti altri possano unirsi a noi, per continuare a portare aiuto concreto e speranza a migliaia di bambini”.

Come aiutare la Fondazione Francesca Rava

  • Adotta un bambino a distanza: con l’equivalente di un caffè al giorno, 26 euro al mese, puoi dare amore e un futuro ad un bambino orfano ed abbandonato accolto nelle Case N.P.H.
  • Se sei un imprenditore, un tecnico o un professionista, diventa volontario, insegna ciò che sai fare.
    Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus
2013: Museo del Fumetto

La nona arte

Avrebbe potuto iniziare tutto nell’ottobre del 1950, quando il ventisettenne giornalista e sceneggiatore Roberto Renzi (papà di tanti personaggi di successo come Akim e Tiramolla) con la collaborazione di Antonio Terenghi (Pedrito El Drito, Tarzanetto … ) allestirono “Il giornale per ragazzi in Italia”, la prima esposizione italiana del fumetto, nientemeno che nell’atrio del Palazzo di giustizia di Milano per interessamento di un magistrato come Adolfo Beria d’ Argentine, allora trentenne.
Un cinegiornale Settimana INCOM dell’Istituto Luce è rimasto a ricordare il successo e le suggestioni dell’evento, con un folto pubblico di bambini e adulti intervenuti per vedere giornalini di tante nazionalità diverse, ritrovare i personaggi amati e scoprire l’esistenza di tanti altri sconosciuti.
Come fuori-salone, nel capoluogo lombardo negli stessi giorni nascevo anch’io: forse c’era qualcosa nell’aria che mi ha segnato per la vita.
Ma questa splendida e promettente partenza non ebbe seguito. La formidabile crescita editoriale del fumetto italiano in quegli anni postbellici della Ricostruzione e del boom economico non era sufficiente a far uscire la “letteratura disegnata” dal ghetto del giornalinismo. L’immagine letteratura di sub comunque mirata all’infanzia o a un pubblico ignorante, alimentata da campagne censorie di ambienti religiosi o “benpensanti”, parallela ad analoghe campagne negli Stati Uniti e in altri paesi, avrebbe mantenuto il Fumetto fuori dalla scuola e dalle biblioteche per molti anni ancora, con qualche concessione a testate benignamente tollerate come il Corriere dei piccoli o il Vittorioso.

La rivoluzione

La vera rivoluzione per l’immagine del Fumetto avveniva nel febbraio 1965, grazie a Romano Calisi (docente di pedagogia all’Università di Roma), Umberto Eco (semiologo già autore rivoluzionario “Apocalittici e integrati”) e Claudio Betieri (giornalistae critico cinematografico) creando a Bordighera il primo Salone internazionale dei Comics, trasferito l’anno seguente a Lucca con il prezioso contributo di Rinaldo Traini.
In aprile usciva nelle edicole anche il primo numero di Linus di Giovanni Gandini, la prima rivista di fumetto del mondo.
Il 1965 è la data di inizio di una fantastica epoca di rivalutazione della Nona Arte in Italia come in tutto il mondo. Lo studio del Fumetto ha portato alla proliferazione di saggi e di articoli in tutte le lingue, nonché allo sviluppo del cosiddetto “fumetto amatoriale”, costituito da riedizioni anastatiche o nuove edizioni integrali e restaurate, a bassa tiratura per un pubblico di appasionati e di studiosi.
Questo boom del Fumetto porta alla nuova definizione di “fumetto d’autore” contrapposto a “fumetto di massa”.

Elementi concomitanti

Credo che si possa imputare la crisi progressiva che ha colpito il Fumetto italiano dagli anni Ottanta a oggi a questi due elementi concomitanti: il primo è che troppi autori non sembrano più spinti dal desiderio di inventare storie e modi narrativi ma da quello di mostrarsi come autori; il secondo è la scomparsa degli editori capaci di produrre fumetti.
La conseguenza più singolare di questa situazione è che basta andare in Francia o in Belgio per trovare una situazione molto diversa, con un Fumetto che si mantiene a un livello decine di volte superiore sia come tirature sia come considerazione da parte del pubblico.
L’immagine del Fumetto italiano era già questa nel 2011, quando la Fondazione Franco Fossati ha creato il Museo del fumetto a Milano.
Già soltanto l’annuncio che stavamo per far nascere il museo mosse la partecipazione della stampa e la Oggi è lanciatissimo, con il solo freno tirato della desolante assenza di contributi pubblici.

Wow, lo spazio Fumetto

Ma torniamo al discorso dell’immagine.
Il nostro “museo del fumetto, dell’illustrazione e dell’immagina animata” si chiama WOW Spazio Fumetto: scelta determinata dalla necessità di passare un’immagine diversa da quella che, in Italia, abbiamo generalmente di un museo. I nostri riferimenti erano soprattutto musei visitati all’estero, a Parigi come a Berlino, e WOW sarebbe stato insieme museo, biblioteca, centro di documentazione, con area didattica, percorsi artistici con mille contaminazioni che prevedono proiezioni, spettacolo, musica e teatro …
L’immagine del museo è quella di un luogo gradevole e accogliente, dove si entra senza pagare un biglietto e si comincia a conoscere o a ritrovare il fumetto e il suo intorno in tante forme: oggetti, pubblicazioni, momenti d’incontro. Soltanto in questa prima parte del 2013 sono già venuti al museo oltre seimila bambini e ragazzi per fruire dell’offerta didattica. Studenti delle scuole superiori e delle università vengono per momenti e corsi più studiati per loro. Il visitatore è assolutamente indifferenziato: dal bambino più piccolo all’anziano, tutti trovano qualche interesse nelle mostre temporanee o tra le 9.000 pubblicazioni disponibili in biblioteca a scaffale libero e gratuito. WOW è entrato nella rete comunicativa dei musei milanesi. Dopo 2 anni e mezzo, per molti venire al museo è diventato naturale, ci si sta bene e quello che il Fumetto ti offre è bello e stimolante. Anche i visitatori casuali rimangono affascinati, ritrovano nella memoria e nel cuore qualcosa che era stato rimosso o dimenticato.

2012: Pubblicità Progresso

Intervista al presidente Alberto Contri di Pubblicità Progresso in occasione della consegna della targa “La Buona Comunicazione”.
Non serve essere eroi

A quarant’anni di distanza dalla pri­ma campagna di Pubblicità Progres­so, dedicata alla donazione del san­gue, cogliendo un suggerimento del Prof. Antonio Gasbarrini, Epatologo del Policlinico Gemelli di Roma e Presidente della Fondazione Fire, la Fondazione Pubblicità Progresso ha deciso di progettare una delle più im­pegnative campagne che si possano realizzare: quella a favore della dona­zione degli organi.

Tema difficile da comunicare
L’argomento è tra i più difficili da trattare, sia perché obbliga l’even­tuale donatore a pensare alla propria possibile morte prematura, sia perché occorre fornire molte informazioni e poi perché -da ultimo -occorre an­che aiutare a superare le barriere bu­rocratiche alla formalizzazione della decisione di donare gli organi.
E’ stato così ritenuto necessario co­stituire un comitato scientifico che coinvolgesse la massima istituzione del Paese in questo campo, il Centro Nazionale Trapianti, e l’ AIDO, l’associazione di donatori più strutturata e presente capillarmente sul territorio nazionale.

I mass media in rivoluzione

Una campagna sociale di questa im­portanza càpita in un momento sto­rico molto particolare, segnato da significativi cambiamenti.
Nell’ultimo secolo si sono succedute grandissime innovazioni nel campo dei mass media. Nella stampa si è passati dalla linotipìa alla fotocom­posizione, nelle telecomunicazioni c’è stata la nascita della radio, poi della tv, poi il passaggio dall’analo­gico al digitale, la nascita della tele­fonìa cellulare, la grande esplosione di internet con lo sviluppo dell’in­terattività e del socia! networking. Nelle ultime due decadi i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati in forma esponenziale, dalla comu­nicazione da-uno-a-tutti si è passati alla comunicazione da-tutti-a-tutti. La comunicazione pubblicitaria sta subendo straordinarie trasformazio­ni: si scopre che ogni mezzo ha una sua sintassi peculiare, che i target non sonopiù individuabili solo in base a caratteristiche socio-demo­grafiche ma in base ad atteggiamenti mentali, che la logica di fruizione sta passando da “push” (li comunicatore che vuol convincere) a “pull” (il de­stinatario della comunicazione che sollecita informazioni ed emozioni). Altro fatto rivoluzionario è il nuovo atteggiamento dei nativi digitali – sempre più protagonisti sulla nuova scena mediatica -dediti ad un brico­lage quotidiano che prevede l’impie­go di molti mezzi di comunicazione in contemporanea (televisione, ra­dio, computer, playstation, cellulare, I-pad,), sviluppando una sorta di at­teggiamento “multitasking”.
Tutto questo significa che stiamo entrando nell’era dell’economia del­la costante attenzione parziale, fat­to non così positivo perché si vive sempre più di frammenti, ma fatto oggettivo con cui il moderno comu­nicatore deve sapere fare i conti.

Da peak time a my time

Nel moderno contesto il diagram­ma del processo di comunicazione si modifica: sta finendo l’epoca in cui si sta tutti-insieme-davanti-alla­tv, nasce l’epoca in cui ciascuno si fa il suo palinsesto (grazie a internet, youtube, e alla “catch-up tv”): quin­di il “peak time” si trasforma in “my time”.
Ciò significa che cercare di comuni­care a tutti contemporaneamente di­venta oneroso e spesso inefficiente. Diventa quindi prioritario comuni­care a “cluster” ristretti di popola­zione (un tempo venivano definiti “opinion leader di base” o “early adopter”, che oggi si riuniscono sem­pre di più in comunità virtuali indi­viduabili per atteggiamenti mentali) lasciando a loro il compito di divul­gare ad altri ciò che hanno appreso e condiviso.
Mutuando un concetto della fisica nucleare, i comunicatori hanno l’op­portunità di maneggiare una vera e propria reazione a catena: un’esplo­sione atomica generata dalla fissione di un nucleo di pensiero forte e ben strutturato.
Solo così il messaggio sarà in grado di essere veicolato in forma virale senza perdere nulla della sua forza iniziale. La nascita dei socia! network offre ul­teriori opportunità su questo fronte.

Obiettivi semplici e chiari

In questo innovativo modo di pro­cedere ci sono però strutture tipiche di un progetto di comunicazione che non solo vanno mantenute, ma ad­dirittura rafforzate.
Fondamentale quindi stabilire chiari obiettivi strategici:
1) Commuovere e coinvolgere emo­tivamente.
Può apparire paradossale, ma il no­stro scopo è quello di esorcizzare il pensiero della propria morte, subli­mandolo con il pensiero della ge­nerosità di un atto che -pur augu­randoci non si avveri mai -si riveli anche un atto di generosità verso i propri cari, esonerati dal dover pren­dere decisioni in eventuali dramma­tiche situazioni.
2) Informare accuratamente su una tematica complessa e sensibile
Dalle informazioni fornite dal Comi­tato Scientifico, si evince che molte delle barriere alla donazione possono venire eliminate rispondendo con precisione alle principali domande che la gente comune si fa, alle quali viene fatta dare una risposta da auto­revoli chirurghi dei trapianti.
3) Aiutare a superare le barriere tec­niche all’adesione
Purtroppo in Italia c’è ancora molta complessità dal punto di vista ammi­nistrativo. Se da un lato è fondamen­tale che i donatori siano iscritti in un Registro Nazionale, dall’altro sono varie e complesse le pratiche possi­bili per formalizzare la decisione di diventare donatore.
Si è così deciso di usare l’iscrizio­ne ali’ AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule) come metodo facile e di­retto per diventare donatori a tuttigli effetti. Scaricando il modulo dal sito, compilandolo e inviandolo si diventa donatori e si viene automati­camente iscritti a cura dell’ AIDO nel registro nazionale.
L’obiettivo di comunicazione è: far diventare “cool” donare gli organi.

Un articolato progetto

Sono state così progettate una serie di attività tradizionali e innovative, integrate tra loro, operanti su diver­se orbite coordinate e concomitanti, in grado di far avvenire la reazione a catena e promuovere la viralità po­sitiva.
Per progettare il tutto è stato costi­tuito un super-gruppo di creativi ed esperti di ogni branca della co­municazione, con il supporto del­le migliori società di produzione e post-produzione: in totale sono stati coinvolti oltre 40 tra professionisti e tecnici che hanno lavorato gratuita­mente.
Si conferma ancora una volta il gran­de gesto di gratuità costituito dalla comunità dei comunicatori riunita in Pubblicità Progresso, supporta­to attivamente dai Consiglieri della Fondazione, che rappresentano in­vestitori pubblicitari, media, conces­sionarie, agenzie di pubblicità, istitu­ti di ricerca di mercato.

La campagna

Gli spot: a due spot ( diffusi via tv e sul web) è affidato il compito di rac­contare una storia commovente in due puntate.
Il videoclip: montando gli spot con le scene del backstage è stato costru­ito un videoclip da diffondere trami­te tv musicali, youtube e socia! net­work.
Il sito : www.doniamo.org costitu­isce la struttura portante della cam­pagna. E’ costruito in modo da facilitare un percorso guidato verso la decisione.
La campagna stampa: a Pubblicità non si ama particolarmente l’uso del testimonial, che spesso è una facile scorciatoia per sopperire alla mancanza di idee.
In questo caso invece il testimonial risponde all’obbiettivo di “far diven­tare cool” donare gli organi. Autorevoli personaggi del mondo dell’impresa, della musica, del ci­nema, del giornalismo, dello sport, della ricerca, della moda, del design eccetera, mostrano con un certo or­goglio una grande tessera dell’AIDO, definita “La card del club più presti­gioso d’Italia”.

Una interessante curiosità

Nel 2013 si è aggiunta una importante novità: in occasione della “mostra dei Cartoonists” che si è tenuta a Ra­pallo con la celebrazione dei 30 anni di Martyn Mistère, è stata sviluppata l’idea di far disegnare i più famosi eroi della Bonelli Editore dai rispet­tivi illustratori, mentre ostentano la card dell’Aido e affermano che non c’è bisogno di essere eroi per diven­tare donatori …
I banner web: sono stati studiati per far visitare il sito e per far cono­scere i sempre nuovi testimonial che verranno arruolati, scelti non solo per la loro adesione alla campagna, ma anche come rappresentanti di un’Italia che si impegna per uscire dalla crisi offrendo in estrema anali­si anche il dono di sé, qualora se ne presenti l’occasione.
Il coinvolgimento di Facebook: Una campagna come questa confida molto nella creazione di gruppi di di­scussione, nella diffusione virale dei video, nel coinvolgimento di amici e conoscenti. Siamo da tempo in trat­tative con Facebook per cercare di fare inserire la dicitura “donatore di organi” tra i possibili parametri del profilo utente.
La partecipazione a program­mi tv e radio e le attività PR. n coinvolgimento dei docenti e de· gli studenti del Network Athena. E c’è ancora dell’altro. Ma ci fermiamo qui.

2011: Per un Pianeta più Intelligente

L’associazione Culturale volontaria senza scopro di lucro “La Buona Comunicazione” è nata da questa premessa: come “La Buona Novella” così anche “La Buona Comunicazione” si pone l’obbiettivo di divenire un importante punto di riferimento per l’uomo e la società moderna.

Opera senza fini di lucro e con l’azione diretta, personale e gratuita dei propri aderenti, intende porsi come punto di riferimento per coloro che lavorano nel mondo della comunicazione promuovendo, diffondendo e sostenendo un corretto uso degli strumenti di comunicazione orientato ad un progresso sociale giusto e solidale, secondo i principi della trasparenza e della rappresentazione veritiera della realtà, come fattore costruttivo positivo delle relazioni interpersonali e dei processi sociali economici, politici, religiosi ed etici dell’individuo e della collettività.

Una targa per chi si distingue

Sta diventando una consuetudine, ogni anno, attribuire la Terga a chi si è distinto e ha operato per raggiungere l’obbiettivo di una “buona comunicazione”:

Ormai da tre anni il premio viene assegnato nel corso dell’inaugurazione ufficiale della Mostra Internazionale dei Cartoonits che si tiene a Rapallo da ben 38 anni.

Nel 2008 la Targa era stata assegnata a Valentina De Poli, direttore di Topolino, per una campagna di comunicazione realizzata da En e Walt Disney.

Lo scorso anno è stato premiato Antonio Ricci, autore e inventore di “Striscia la notizia “per la qualità dei contenuti on cui questo medium raggiunge mediante 10 milioni di persone a puntata.” Striscia” si è caratterizzato come punto di riferimento per la validità della comunicazione attraverso la quale, la più nota trasmissione di infotainement, tra divertimento e giornalismo di inchiesta, riesce a divulgare un’informazione intelligente a un pubblico ampio e trasversale.

Quest’anno la “Targa La Buona Comunicazione” è stata assegnata a Chiara Grosselli, direttore marketing e comunicazione di IBM Italia, in riconoscimento della validità della comunicazione della compagnia IBM “Smarter Planet”.

Costruiamolo insieme

“Benvenuti nel decennio dell’intelligenza” suona lo slogan portante di una campagna di comunicazione, a livello mondiale, che invita tutti ad unirsi per cercare di risolvere i problemi grandi e piccoli del vivere quotidiano. IBM ha potenziato la sua attività di sviluppo di software che offrono soluzioni sugli aspetti nevralgici della vita metropolitana.

Dopo il lancio di questa iniziativa e di questa comunicazione, con l’invito di costruire tutti insieme un Pianeta più intelligente, anche nel nostro Paese cominciato ad essere un buon numero le città coinvolte.

Qualche esempio?

“L’idea di base – ci spiega Chiara Grosselli – è risolvere i problemi o migliorare la qualità dei servizi, e quindi della vita dei cittadini, attraverso le soluzioni tecnologiche che noi possiamo offrire. E le pubbliche amministrazioni ci stanno seguendo. I sindaci ci indicano le aree di interesse che consideriamo prioritarie e poi iniziamo a lavorare insieme.”

Ad esempio a Parma sono stati installati in vari punti della città videosportelli che facilitano l’accesso ai servizi comunali attraverso una “citizen card” interattiva. A Salerno e Nettuno hanno scelto di rendere la città più accessibile ai disabili grazie a una serie di percorsi obbligati. A Bolzano è stato realizzato un progetto di telemedicina e teleassistenza rivolto agli anziani. Per Venezia è stata creata una guida turistica che aiuta a scoprire parti meno conosciute della città, utilizzando “tag e smartphone” in collegamento con la nuova rete Wi-fi del comune. E ancora: Reggio Emilia ha privilegiato la formazione attraverso una piattaforma di condivisione di attività e risultati tra diversi istituti scolastici. A Verona si è privilegiata la sicurezza, mentre Pisa ottimizza la mobilità urbana e i flussi delle acque.

Comunicazione di contenuti

“La nostra è una comunicazione essenzialmente di contenuti – continua Grosselli – e ci stiamo impegnando per sfruttare tutte le soluzioni innovative che i media offrono.

Molti hanno visto l’innovativa operazione fatta con “Panorama” in cui abbiamo inserito nella carta stampata un video e il collegamento al nostro sito. Abbiamo contribuito al lancio dei più importanti quotidiani su I-pad e anche il nostro levame con la televisione è alla ricerca di un’innovazione e creatività. “IBM Italia è portata ad esempio, all’interno della IBM Corporation, per essere particolarmente innovativa nella comunicazione.”

Una comunicazione che ha fatto centro e che si distingue per la validità dei contenuti e per l’intelligente scelta di vari media.

2010: Striscia...La Buona Comunicazione

L’importanza della comunicazione non può prescindere dalla validità dei contenuti e dalla capacità di utilizzare al meglio gli strumenti capaci più idonei. L’Associazione Culturale “La Buona Comunicazione”, che opera con l’obiettivo di opera con divulgare una corretta cultura della comunicazione, si occupa proprio di riconoscere e valorizzare chi comunica bene, in modo utile e efficace. Quest’anno la “Targa de La Buona Comunicazione”, consegnata a ottobre 2009 nel corso della 73esima Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo, ha voluto premiare Antonio Ricci, autore di Striscia la Notizia, “per la qualità dei contenuti con cui questo medium raggiunge 10.000.000 di persone”. L’”anima di Striscia” si è aggiudicato il merito di essere segnalato come punto di riferimento per la validità della comunicazione attraverso la quale la più nota trasmissione di infotainment, tra divertimento e giornalismo d’inchiesta, riesce a divulgare un’informazione intelligente a un pubblico ampio e trasversale.

Andato in onda per la prima volta su Italia 1 nel novembre 1988, il ben noto TG satirico, nato dal genio di Antonio Ricci, ha celebrato la 20° edizione con un crescente successo dì audience e popolarità. Punto di forza assoluto è la sua formula unica, ormai consolidata, che mette insieme differenti generi e oggetti giornalistici: dal varietà al giornalismo d’assalto, dal gossip al reportage, dal tormentone allo scoop. Il riconoscimento de “La Buona Comunicazione” ha voluto indicare Antonio Ricci come ottimo esempio per tutti, così come lo era stato nel 2008 l’assegnazione della “Targa” a Valentina De Poli, direttore di Topolino, per una campagna di comunicazione realizzata lo scorso anno da Eni e Walt Disney. L’Associazione Culturale “La Buona Comunicazione”, che dal 2008 opera senza fini di lucro e con l’azione diretta, personale e gratuita dei propri aderenti, si occupa di individuare chi si pone in tale ottica l,,  1,1 e di mettere in evidenza i migliori casi di comunicazione, ragionando su come possono I essere usati al meglio i suoi strumenti e su come sia importante valutarne accuratamente i contenuti. L’Associazione, che intende porsi come importante punto di riferimento per gli opera-ori di questo settore, è coinvolta, direttamente o indirettamente, in numerose attività di studio e divulgazione, quali:
1 – promuovere e organizzare convegni, seminari, mostre e conferenze aventi come oggetto i temi d’interesse dell’Associazione;
2 – promuovere e gestire gruppi di lavoro per l’approfondimento delle tematiche attinenti le finalità istituzionali;

3 – promuovere e curare la redazione e l’edizione di libri e testi, di ogni gene-re nonché di pubblicazioni periodiche, indagini, ricerche e studi per divulgare e diffondere un corretto uso degli strumenti di comunica-zione, coerentemente con i principi ispiratori dell’associazione

4 — Istituire e gestire centri di documentazione a servizio degli aderenti e dei cittadini

L’adesione delle persone fisiche è totalmente gratuita e si effettua tramite la sottoscrizione dell’apposito modulo associativo. Per qualsiasi informazione il sito è: www.labuonacomunicazione.it

2009: Eni e Topolino, la Targa “LA B.C.”

La comunicazione è importante. Ma soprattutto è importante comunicare bene. Seguendo queste due condivisibili affermazioni, l’Associazione culturale “La Buona Comunicazione” sta operando per indurre a valorizzare e riconoscere chi si pone in questa ottica. Per tale motivo nei mesi scorsi è stato consegnato un premio a Eni e Walt Disney per una campagna di comunica-zione realizzata nel periodo estivo. Si è trattato di questo: a tutti gli automobilisti che si fermavano a fare rifornimento all’Agip veniva regalata una copia di “Topolino” che conteneva alcune storie scritte ad hoc per spingere i giovani (e non solo) a riflettere sull’importanza del rispetto dell’ambiente (Energia e ambiente), del rispetto delle regole (Sicurezza stradale), e sui comportamenti durante le vacanze.

Il veicolo utilizzato (Topolino) è stato certamente una scelta felice per catturare l’attenzione dei piccoli lettori e dì contenuti avevano un grande valore sociale e formativo. La “Targa” è stata consegnata al direttore di Topolino, Valentina De Poli, nel corso di una cerimonia durante la 36^ Mostra Internazionale dei Cartoonists, a Rapallo. Su questa linea, abbiamo deciso di dedicare uno spazio adeguato su questa Rivista per segnalare altri casi di una comunicazione utile, efficace e ben fatta. Chiediamo anche l’aiuto dei nostri lettori perché si facciano parte attiva nell’inviarci esempi di “buona comunica-zione”.

Li pubblicheremo, sperando in un effetto moltiplicatore che faccia crescere i casi di una comunicazione virtuosa. E magari troveremo l’occasione per premiare le case histories più significative.